1998 - 2006

                            Dalla rivista Pescare - Editoriale Olimpia - luglio 1979 :
                            I Persici di Alpago - di Adriano Piazzesi                                                                     pag. 1

Nonobepi (allora papàbepi) con qualche persico reale
bepipersici

Nel lago di Santa Croce, in provincia di Belluno, in Alpago, si catturano persici eccezionali. Nella foto un momento di pesca. Nella pagina che segue, una trota catturata a spinning, sempre nel lago.

Già da tempo avevamo in mente di fare un giro in provincia di Belluno, per conoscere direttamente laghi e torrenti meravigliosi dei quali avevamo sentito dire un gran bene. E quando gli amici della Società pescatori Alpago, per mezzo del signor Giuseppe Casagrande, ci hanno invitato a trascorrere due giornate in loro compagnia, non ci siamo fatti scappare l'occasione e siamo partiti subito verso i monti delle Prealpi bellunesi. Partendo da Firenze in automobile ci sono quattro ore di autostrada che ad eccezione del tratto appenninico, si snoda interamente in pianura tra campi lavorati, filari interminabili di pioppi, e canali che sembrano non avere mai fine, e che si perdono tra i riflessi melanconici dell'acqua, nella nebbia della Bassa Padana. Poi d'improvviso, all'altezza del paese di Vittorio Veneto, compaiono di colpo le montagne che interrompono bruscamente con alte muraglie di roccia, la monotonia e la dolcezza del paesaggio di pianura. Appena usciti al casello di Vittorio Veneto la strada statale 51 che conduce a Ponte nelle Alpi, comincia a salire con un percorso piuttosto tortuoso che attraversa l'ultima parte della provincia di Treviso. Dopo pochi chilometri si raggiunge la Sella di Fadalto che immette nel territorio bellunese e nella celebre vallata dove scorre il Piave. E proprio qui, quando gli occhi di colui che arriva dalla pianura non sono ancora preparati per ammirare gli aspri e aperti scenari della montagna, appare come d'incanto il lago di Santa Croce incastonato come una perla di acqua verdissima e chiara, tra una cerchia di monti ricoperti da estese foreste di larici e di abeti. ll nostro appuntamento con gli amici dell'Alpago e con il signor Casagrande era fissato al Bar Fortunato, che si trova sulle sponde orientali del lago in località Pojate e dove i pescatori della società si ritrovano per discutere di pesca, parlare delle loro esperienze, e naturalmente per mangiare e here a volontà. E così dopo esserci salutati e aver bevuto qualcosa insieme, siamo andati immediatamente in albergo per mettere da una parte la giacchetta e i pantaloni buoni e per indossare abiti sicuramente meno eleganti, ma più adatti per cominciare subito una interessante battuta di pesca. Per dei pescatori come noi che si dedicano esclusivamente alla trota di torrente, andare a pesca di persici reali dalla harca costuiva una novith molto stimolante per due motivi: prima di tutto perché in tutta la nostra carriera di pescatori non avevamo mai preso un persico reale, e poi perché il sig. Casagrande ci aveva assicurato che la pesca del persico praticata sul lago di S. Croce era veramente originale e insolita, in quanto veniva fatta a trenta metri di profondith con una tecnica poco usata e divertentissima. Ed in effetti, dopo aver provato con le nostre mani questa pesca per noi assolutamente nuova, e aver preso una cinquantina di persici in tre, dohbiamo confessare che se in Toscana ci fossero laghi popolati da questo simpatico pesce, partiremmo sparati alla sua ricerca, sacrificando anche qualche uscita sui tanto amati torrenti. Ma vediamo un po' da vicino in cosa consiste la tecnica che i pescatori bellunesi adoprano sul lago di S. Croce. Per prima cosa usano canne telescopiche sui quattro metri circa che hanno la caratteristica di essere estremamente sensibili al tocco del pesce, e di pesare veramente poco per non stancare il braccio vedremo, si tratta di un sistema che impegna continuamente il pescatore con lunghi lanci e lenti recuperi. La lenza madre sul mulinello e costituita da un buon nylon dello 0,25, al quale vengono fissati cinque corti braccioli laterali che portano alle loro estremita un amo del numero sette, ricoperto da un cappuccio di plastica morbida generalmente di colore giallastro. Al termine della lenza viene fissato un piombo di quaranta grammi, che molti pescatori graffiano con un temperino prima di cominciare la pesca per renderlo piu luccicante e per attirare meglio il branco dei persici. Questi strani cappucci di plastica sono chiamati «ciuci» e il loro impiego sul lago di S. Croce risale agli emigrati della zona, che impararono questo nuovo modo di pescare in Svizzera e che una volta rientrati alle terre di origine, vollero sperimentare anche nelle bellissime acque del loro lago. Per fare un buon cestino di persici bisogna saper individuare il branco, dato che questi pesci vivono in gruppi numerosi e che si spostano sempre in compagnia. Si lanciano i «ciuci» a venti metri di distanza dalla barca, si aspetta con l'archetto del mulinello aperto che il piombo abbia raggiunto il fondo, e quindi si comincia a recuperare lentamente dando di tanto in tanto dei piccoli strappetti per far brillare le esche e invitare i persici all'abbocco. Una volta individuato il branco comincia l'emozionante carosello delle catture che si susseguono piuttosto numerose soprattutto nelle ore più calde della giornata. Quando un persico ha abboccato a uno dei «ciuci», si avverte un leggero ma deciso strappo che il cimino di queste canne sensibilissimebrandi trasmette al polso del pescatore. E' la cosa più divertente di questa tecnica sta proprio nel fatto che non si deve recuperare subito il pesce, ma si deve invece attendere con il piombo sempre vicino al fondo, che altri persici si attacchino ai rimanenti « ciuci ». E così con la canna percorsa dalle vibranti scosse che le codate dei persici le imprimono, e con il vettino piegato fino all'inverosimile, si recuperano tre quattro e spesso anche cinque esemplari alla volta. ll «pieno», o per usare un termine da poker il « full », spetta solo agli esperti ed infatti in tre ore di pesca non siamo mai riusciti a tirar su cinque pesci in un solo colpo, mcntre il signor Casagrande non faceva che metterci sotto il naso una cinquina di persici dietro l'altra. Meno male pero che il giorno dopo giocando in casa, abbiamo avuto l'occasione di rifarci abbondantemente con le trote del Piave, dato che noi ne abhiamo prese tre a testa mentre Casagrande, facendo una magra figura, ne ha prese soltanto... cinque!! Ma forse e meglio lasciar perdere e ritornare al discorso sul lago di Santa Croce che con i suoi otto chilometri quadrati di superficie ospiti un patrimonio ittico veratmente abbondante e vario. In origine la superfiicie del lago era molto piu piccola di quella attuale e anche il suo livello era di sei metri piu basso. Nel 1920 furono approntati dei grandiosi lavori per motivi idroelettrici e l'ENEL, costruendo una diga ponte sul Piave a Soverzene, alimento con un canale lungo una decina di chilometri, le acque del lago con quelle del fiume Piave. Attualmente il lago tocca la massima profondità di 44 metri e le sue acque alimentano numerose centrali idroelettriche. Un tempo la popolazione itiica era costituita da quasi tutti i pesci d'acqua dolce, fatta eccezione proprio per il persico che costituisce oggi la specie piu diffusa e pescata. Il persico reale fu itiimesso verso il 1936 da un marcsciallo dei carabinieri che si trovava in va canza nella conc t dell'Alpago. Oltre al persico reale il lago di S. Croce ospita carpe, cavedani, alhorelle che i locali chiamano «argentine», e una rarissima razza di trota autoctona che gli ittiologi hanno catalogato con il nome di trota genevitata. Questa trota, il cui nome nonostante la noitra perizia in materia ci era completamente sconosciuto, e un vero e proprio fossile vivente dato che da essa secondo il Brehém derivano tutte le allre razze di trote europee il dottor Rolando Brino che e il presidenle della Società Pescatori Alpago, oltre ad averci illuminato in proposito, ci ha anche raccontato un aneddoto storico che riguarda uno degli studiosi che avevano parlato della trota genevitata. Il principe Chigi, che aveva scritto un trattato scientifico su questa trota aveva un assistente, che trovandosi a pescare nel torrente Sangro in Abruzzo, ebbe la sventura di catturare un;t di queste famose genevitate. Al poveretto evidentemente era sfuggita proprio questa pubblicazione e credendo di fare cosa grata al suo superiore, battezzo la misteriosa trota con il nome di trota Chigi. F. cosi, non appena quest"ultimo venne a conoscenza di una simile hestialità. licenziò immediatamente il suo assistente che credo sia passsato alla storia come il pescatore che abbia pagato il più caro prezzo la cattura di una trota. La trota genevitata che ha una livrea argentea con rade macchie nere, e oggi presente solo nel bacino idrografico del Piave, e anche noi abbiamo avuto la fortuna di catturarne una di 37 cm. proprio nel lago di S. Croce. Oltre a questa trota ci sono poi le fario e le trote di lago, anche se la presenza di salmonidi nelle acque del S. Croce e molto limitata rispetto a quella dei persici reali, che come dicevamo rappresentano la specie di gran lunga piu numerosa. Tempo fa c'erano anche molti lucci che purtroppo, a causa dei frequenti sbalzi del livello del lago prodotti dalle centrali elettriche, sono notevolmente diminuiti. A parte questo pero, il lago di S. Croce puo essere considerato tutt'ora una vera a propria oasi naturale, dove il pescatore puo davvero trovare di tutto.
Per poter pescare e sufficiente la licenza di pesca governativa, e si possono noleggiare ottime barche presso il Bar di Fortunato Calvi (Tel. 0437/4244) o presso il signor Tino Brandolise. Per quello che riguarda i regolamenti la pesca del persico reale, la cui misura minima e di 15 cm., e vietata dal primo al 3l Maggio ma secondo i pescatori dell'Alpago bisognerehbe estendere il divieto anche ai mesi di Febhraio, Marzo e Aprile dato che in questo periodo si pescano già molti esemplari pieni di uova. In tutta la provincia di Belluno poi non si puo pescare nei giorni di mercoledi e giovedì, salvo che questi cadano in corrispondenza di giornate festive. E cosi dopo aver pescato per la prima volta in vita nostra i bellissimi persici del lago di S. Croce, siamo andati tutti insieme a cena dove abbiamo avuto l'occasione di parlare di alcuni interessanti problemi di pesca. La Societa Pescatori Alpago che conta nelle sue file 400 iscritti, e presieduta dal dott. Brino e dai signori Bortolo Canevini e Italo Calvi che sono entrambi vice presidenti. Il sodalizio dei pescatori dell'Alpago risale ormai al 1962, ed ha ottenuto tra l'altro, grazie alla passione e all'impegno di tutti i suoi componenti, l'introduzione di norme che sono servite a proteggere il lago di S. Croce dai numerosi pericoli derivanti dalla pesca professionistica. Altra cosa importante e che sono stati presi contatti con l'ENEL per cercare di porre rimedio allo scempio di pesce, causato dalle turbine delle centrali. A questo proposito e stato proposta una sofisticata e moderna attrezzatura, consistente in due proiettori che emettono due fasci conici di ultrasuoni che convergono davanti alle bocche di presa delle condotte forzate, impedendo cosi al pesce di avvicinarsi alla zona pericolosa. Se questa apparecchiatura sarà messa in pratica, il lago di Santa Croce sara all'avanguardia non solo per la bellezza e la ricchezza delle sue acque, ma anche per questo interessante accorgimento che tra l'altro e già stato sperimentato con pieno successo, nelle vaschc dell'istituto di idrobiologia di Trieste. Le sistemazioni alberghiere sul lago di S. Croce sono numerose, dato che tutta la zona dell'Alpago e particolarmente attrezzata per il turismo estivo. Ai pescatori che volessero passare qualche giornata tra queste magnifiche montagne, ne consigliamo alcune che si trovano nelle vicinanze del lago: gli alberghi Alpago e Al Mariner, e l'albergo-ristorante Pineta (Tel. 0437/4226) che e situato in una bellissima posizione, proprio dove i secolari larici e abeti della foresta del Cansiglio (una delle più belle di tutto l'arco alpino), vanno alambire le sponde orientali del lago. Al signor llario, proprietario dell'albergo Pineta e splendido cuoco, abbiamo carpito per i lettori di Pescare, una ricetta veramente squisita per cucinare i filetti di perpersico rcale. Dunque, si prendono i filetti di persico, si arrotolano su se stessi, si salano e si mettono a freddo su una teglia che dovremo ungere con del burro per evitare che i filetti si attacchino in fase di cottura. A parte, si prepara un trito di cipolla, aglio, sedano, porro, prezzemolo e carota che faremo bollire con del vino bianco per due ore. Dopodiché passeremo il trito al setaccio, verseremo la salsa cosi otte nuta sui filetti di persico, e faremo cuocere il tutto a fuoco lento per un'ora. E dopo aver assaggiato questo piatto abbiamo dovuto constatare una sconosciuta verità: il persico reale, almeno in tavola, può battere comodamente la trota! 

I PESCATORI DEL SANTA CROCE

I pescatori della provincia di Belluno ed in particolare quelli della zona di AIpago non sono pienamente d'acccordo su come vengono stabilite le chiusure della pesca nella loro zona. Partendo da un concetto prettamente venatorio, gli amministratori della provincia hanno portato anrche nel settore pesca, quella tecnica di divieti di allività giornaliera che già nella caccia hanno trovulo upplicazione. Cosi nel Bellunese ad esempio non si può pescare il Mercoledì ed il Giovedì. Poi gli stessi amministratori hanno considerato acqua da salmonidi tutte quelle della provincia, comprendendo in esse anche il lago di Santa Croce che prevalentemente è abitato da persici. II che vuol dire chiudere la pesca al persico nel periodo migliore, cioè nel periodo in cui è chiusa la pesca aisalmonidi. Per quanto ci riguarda dobbiamo far notare che il sistema di chiusura attuato nel Bellunese è pressochè assurdo. Va bene per' la caccia, dove la presenza di cacciatori nel bosco vuol quasi sempre dire uccisione di capi di selvaggina, ma non nella pesca, dove I'iniziativa non è presa, come nella caccia. Pei cui fare uno o due giorni di chiusura, non risolve un gran che, considerando poi che il lago di Santa Croce e così pieno di persici che si potrehbe addirittura pensare ad un feno meno involutivo di nanismo entro breve periodo. I pescatori di Alpago in pratica vorrebbero che questi giorni di chiusura settimanale di pesca fossero aboliti e vorrebbero più che altro che, fermo restando il divieto di pesca alle trote, presenti in pochi esemplari nel lago, la pesca fosse aperta anche in periodo di chiusura ai salmonidi. Questo perché il lago di Santa Croce, ripetiamo, è un lago da persici reali, e non da salmonidi e tutti sanno, anche gli amministratori di Belluno, che la cattura del persico in pieno inverno non danneggia per niente la specie ittica. Nel lago i persici vengono pescati dalla barca con delle esche artificiali di gomma chiamati «ciucci» che sonoinnescati sull'amo a mò di camola. I «ciucci» sono una specialità «svizzera» che una ditta di Puos d'Alpago, la rivendita di pesca Canei, si procura direttamente nella Confederazione Elvetica. Nelle foto di quest'articolo si possono chiaramnente notare i «ciucci» innescati.

Grazie alla rivista Pescare - Editoriale Olimpia
Grazie ad Antonio Brandi e ad Adriano Piazzesi.
Qualcuno dei nostri amici, purtroppo, non c'è più.

Carissimi Antonio ed Adriano.

Vent'uno, si vent'uno sono gli anni trascorsi da quei giorni. Bepi è nonno da un pezzo e voi? Qualche nostro amico menzionato nell'articolo non c'è più. Noi siamo più fortunati. noi siamo ancora qui.
Nonobepi ha lasciato la pesca per il PC. Troppe difficoltà, no no! Non voglio andare a pesca con l'avvocato, il geometra, il metro ....e il calibro.
No meglio qua con il mio "intenette", almeno fin'ora. Fintantochè non ci saranno divieti anche qui. Possibile, tutto è possibile, in questi giorni di "mucche pazze" e di pesce all'antibiotico. Ancora grazie per questo articolo, che allora era il massimo, il massimo per noi montanari, abitanti di una terra dimenticata da tutti. Grazie anche agli occhiali, si certo! Gli occhiali :-) che hanno fatto conoscere Belluno in tutto il mondo. Grazie anche a loro.
Ora i tempi sono cambiati e c'è chi dice in meglio.
Saranno proprio certi?

grazie di cuore alla Rivista Pescare: da nonobepi, fortunato e da tutti i loro amici pescatori.

 

 

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Ha preso spunto dal cap. 2 del libro della Genesi, la riflessione che don Paolo ha offerto alla trentina di persone presenti sabato 28 alla S. Messa celebrata in S. Andrea in Monte. Custodire e coltivare il giardino indica lo scopo per cui l'uomo è creato e posto sulla terra, prima del peccato originale e dunque prima che il lavoro diventasse fatica. Perchè una messa a S. Cristina? Si conosce poco della Santa e meno ancora della nostra tradizione. Certo doveva essere un'occasione per ringraziare il Signore proprio nel pieno della fienagione e del lavoro dei campi. Nel compito di custodia, rientra tutto il creato e tutto ciò che ha fatto l'uomo per entrare in sintonia con l'ambiente e favorirne lo sviluppo. La nostra chiesetta racchiude tutto questo e rientra nelle opere da custodire.
Don Paolo ha quindi ringraziato tutti coloro che prestano la loro opera per la manutenzione della chiesetta e il decoro interno.
Quindi la significativa benedizione del paese impartita dal sagrato della chiesetta con la formula tradizionale delle rogazioni.